Sanchez e Trump: duello a colpi di divieti nell’eurozona

, di Camilla Scaglione

Sanchez e Trump: duello a colpi di divieti nell'eurozona

Negli ultimi giorni nel Mediterraneo la Spagna, coi suoi divieti, sta facendo perdere la pazienza agli USA

La risposta della Spagna davanti al conflitto iraniano-statunitense si è fatta più forte. Infatti la decisione del governo di Pedro Sanchez di non permettere agli USA l’utilizzo delle basi militari su suolo spagnolo, come le strategiche Rota a Cadice e Moron a Siviglia, ha preso una nuova piega. La Ministra della Difesa, Margarita Robles, in vece sua, ha dichiarato pochi giorni fa la chiusura degli spazi aerei spagnoli alle forze statunitensi.

Attenzione, questo non significa che nello spazio aereo del Paese iberico non possano transitare in occasioni eccezionali aerei militari battenti bandiera americana: infatti, in casi di emergenza e di necessità per guasti o complicazioni, l’accesso è consentito. Ma si tratta, come detto, solo di casi estremi.

La notizia, seguita immediatamente dalla dichiarazione della Robles, è stata data in prima battuta da uno dei principali quotidiani dello Stato, El Pais, giornale che ha rimarcato quanto già detto da Sanchez: la Spagna non si impegnerà in alcun modo nel sostegno di una guerra che considera illegale, in quanto non supportata da alcun organismo internazionale, come ONU, NATO o UE.

La scelta della Spagna va a impedire il transito sui propri cieli non solo di bombardieri, ma anche di velivoli logistici deputati al rifornimento. Non va tuttavia a toccare lo spazio aereo di Gibilterra. Esso, infatti, come riportato da El Periodico, è parte delle acque internazionali: è, quindi, un’area sotto il controllo aereo spagnolo, ma non sotto la sovranità dello Stato. Di conseguenza il passaggio per la zona continua a essere permesso agli statunitensi. Si tratta di un fattore abbastanza decisivo, visto che proprio da quella strettoia nel Mediterraneo passano bombardieri B-2 Spirit, che dal Missouri attaccano l’Iran e ritornano in patria in un volo di oltre 30 ore, senza però effettuare scali. Inoltre Madrid ha confermato il suo impegno nelle attività difensive NATO, ad esempio a Cipro e in Turchia.

Ciò che la Spagna ha voluto affermare in moto netto con la chiusura del proprio spazio aereo è la mancanza di copertura giuridica internazionale all’intervento militare da parte statunitense: Carlos Cuerpo, Ministro dell’Economia spagnolo, ha condannato la guerra in Medioriente, sottolineando come sia stata iniziata dagli USA in modo unilaterale e contrario alle leggi internazionali. Il ministro ha così giustificato, in un’intervista per l’emittente radio Cadena Ser, la dura decisione del proprio governo davanti a qualsiasi possibile peggioramento delle relazioni con gli USA.

E di fatti le reazioni di Trump e collaboratori non si sono fatte attendere: il Presidente ha affermato di considerare l’appoggio del Paese mediterraneo come accessorio e non fondamentale, liquidando l’aiuto spagnolo nel conflitto iraniano, come quello, ha inoltre aggiunto il tycoon, di qualunque altro Paese. Infatti la Spagna non è stata l’unica in Europa a prendere decisione del genere: ad esempio l’omologo italiano di Robles, Crosetto, ha impedito agli USA l’utilizzo del l’aeroporto di Sigonella, dove gli aerei avrebbero fatto scalo per poi partire verso l’Iran. Il Ministro ha giustificato l’atto sulla base della mancata consultazione dei vertici dello Stato da parte degli USA, invocando sempre la piena tutela del diritto internazionale. Anche la Francia di Macron ha vietato il passaggio di voli, questa volta, israeliani, armati e alleati degli Stati Uniti nel conflitto mediorientale e il Presidente francese ha ribadito la partecipazione del proprio Paese solo nei limiti di un’azione difensiva. La posizione di Berlino resta poco definita, anche se il Ministro degli Esteri riguardo a una Germania del tutto estranea ad atti offensivi contro Teheran. La risposta degli USA è stata repentina e forte e non si è limitata a quanto detto sopra. Infatti gli Stati Uniti hanno minacciato di uscire dalla NATO, fatto che ha allertato l’intera Europa. In particolare il Premier britannico Starmer ha subito dichiarato la necessità di rafforzare alle alleanze interne al continente, davanti al deteriorarsi di quelle con gli USA. La Gran Bretagna è stata inoltre presa di mira in modo particolare da Trump, che l’ha fortemente criticata per non essere entrata in guerra al suo fianco al momento dell’apertura del conflitto. Il tutto è stato coronato da un insulto diretto a Starmer da parte del Presidente americano, che lo ha definito “No Wiston Churchill”, rimando alla storica alleanza tra USA e UK durante la Seconda Guerra Mondiale.

Bisogna però sottolineare che, tra i Paesi europei, la Gran Bretagna è la più morbida nelle concessioni agli USA sull’utilizzo di basi militari nel proprio territorio: il Primo Ministro ha affermato che “Londra non si unisce a questa azione offensiva”, in riferimento alle decisioni spagnole. In più Starmer pare il più spaventato dalle minacce americane circa l’uscita dalla NATO. Infatti, sarà proprio il suo Paese a ospitare le consultazioni internazionali per giungere a un miglioramento della difficile situazione di Hormuz e a una sua tanto sperata riapertura.

È necessario evidenziare le criticità che le decisioni della Spagna creano per l’Europa intera. La misura adottata è di fatto una decisa ed esplicita presa di posizione politica contro Washington. E nonostante il blocco aereo spagnolo non coinvolga tutti i voli USA, il direttivo di Trump ha reagito duramente. Addirittura, pare che il Pentagono non abbia confermato il pieno rispetto dell’articolo 5 della costituzione NATO. Questo equivale a una mancanza di chiarezza circa l’impegno statunitense nella difesa dei Paesi alleati. Trump ha poi definito la suddetta organizzazione una “tigre di carta”. Inoltre è emersa una profonda divisione interna nella coalizione europea verso la presa di posizione della Spagna, che appare come unilaterale, cosa che in Europa viene quasi sempre evitata riguardo temi di sicurezza e difesa. Ciò rappresenta anche una frattura nella NATO stessa.

É difficile pensare che nel continente la Spagna non riceverà pressioni per riallinearsi e scongiurare un isolamento politico. Ed è appunto difficile che ciò non avvenga, perché gli USA hanno in mano un enorme potere economico e commerciale, che permetterebbe loro di esercitare sull’eurozona una notevole pressione. Il danno economico riguarderebbe la rapidità di una risposta occidentale coordinata e condivisa. Infatti, la Spagna ha una centralità strategica nel Mediterraneo per le tratte sia militari che civili. Per quest’ultime non c’è chiusura, ma esse vanno comunque incontro all’aumento dei prezzi del carburante, dovuti alla crisi energetica in corso proprio per via dei conflitti internazionali.

Con le decisioni prese, il Paese ha perso peso all’interno della NATO. Tuttavia ha assunto un nuovo ruolo geopolitico: si mostra come mediatore non interventista, rafforzando il suo mancato allineamento con gli USA e la sua autonomia decisionale. La Spagna di Sanchez si mostra ferma nella sua battaglia per un mondo libero. Integrità e rispetto dei diritti umani sono le parole chiave della narrativa spagnola, all’interno di un’Europa che si mostra meno coesa e sempre più fragile. Soprattutto davanti al timore di ritorsioni economiche da parte del gigante statunitense il danno per il continente sarebbe sia pecuniario che di credibilità all’interno del consesso dei Grandi del Mondo.

In sintesi, la fermezza e l’integrità spagnole sono lodevoli, ma allo stesso tempo mettono a nudo le criticità di un’Europa divisa tra chi teme le conseguenze finanziarie di un inimicarsi Trump e chi, invece, non ha paura del capriccio americano e si mostra difensore del diritto internazionale. Le conseguenze economiche e diplomatiche a livello internazionale dipendono dal confronto tra queste due fazioni. Chi avrà la meglio lo dirà solo il tempo, che diventerà un altro capitolo della storia umana.

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