Navigare sull’onda dell’isolamento?

, di Florent Banfi, tradotto da Sara Pasciuto

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Navigare sull'onda dell'isolamento?
Image : Pikist

Da diverse settimane stiamo assistendo a una crisi di sovranità. Ciascun paese, nessuno escluso, qualunque sia il suo regime politico e la sua storia, si è trovato a dover fronteggiare le conseguenze del virus, la cui origine restava un mistero. Tuttavia, non appena i confini cinesi sono stati chiusi si è iniziato a fare appello ad una nuova sovranità nazionale ed europea per far fronte a potenziali esaurimenti di scorte. Come se bastasse avere tutto a portata di mano per poter vivere in autarchia da un giorno all’altro. Alcuni hanno spinto l’assurdità al punto da dichiarare che un pezzo di tessuto con due elastici alle estremità sia da considerarsi un bene “strategico”, categoria generalmente riservata a prodotti dotati di maggior valore aggiunto.

In Francia l’assenza di informazioni attendibili ha costretto i cittadini a improvvisarsi gestori del rischio, con il sostegno del silenzio colpevole dell’opposizione. Le misure liberticide avrebbero dovuto generare un dibattito democratico, ma gli oppositori del presidente della Repubblica hanno finito per raccogliersi attorno al professor Raoult. In alcuni stati il silenzio democratico ha persino ceduto il passo a un inasprimento del potere autoritario. Covid 1 - Democrazia 0.

Attualmente stiamo affrontando diverse crisi tra loro collegate:

  • Una crisi sanitaria che causa decessi: questi sono in parte direttamente legati al Covid, in parte costituiscono morti indirette (potenziali carestie, saturazione degli ospedali, mancanza di copertura sanitaria in caso di disoccupazione).
  • Una crisi economica causata dall’interruzione di alcune settimane delle attività e dalla disoccupazione che induce o addirittura provoca la scomparsa di interi comparti industriali.
  • Una crisi politica causata dalla gestione della crisi Covid, ma anche dall’impatto delle conseguenze economiche (come negli Stati Uniti, che hanno visto esplodere la disoccupazione, o anche in alcuni tra i paesi produttori di petrolio, le cui finanze pubbliche non possono sopravvivere a lungo con dei prezzi che si aggirano intorno ai 30 dollari al barile).

Ciascuna crisi si svilupperà in più ondate e se possiamo sperare che per alcuni sia solo un momento difficile, è altamente probabile che le conseguenze sanitarie, economiche e politiche si faranno sentire per diversi anni con un certo sfasamento. Il tempismo delle proposte diventa importante e il rischio di essere incomprensibili a causa di un messaggio controcorrente non è mai stato così presente.

Non confondiamo il «risolvere la crisi» con il «trarre profitto dalla crisi», come nel caso dell’ecologia. La transizione energetica è necessaria, ma sarà inutile nel brevissimo termine per mantenere i posti di lavoro distrutti da 2 mesi di inattività. Al contrario, la crisi ecologica non ha alcun legame dimostrato con la crisi sanitaria (se non per sostenere che gli aerei devono essere completamente eliminati). Tuttavia, la priorità nel breve termine resta quella di limitare gli impatti e nel medio termine quella di cambiare modello.

È nel medio termine che possiamo riposizionare il cittadino al centro del processo, in contrasto con le derive autoritarie verificatesi in alcuni Stati. Le critiche sulla gestione della crisi abbonderanno man mano che verranno pubblicati i risultati e gli studi scientifici. La difesa delle nostre libertà deve rimanere un cavallo di battaglia contro gli abusi del potere autoritario. L’asimmetria nella diffusione del Covid e l’intensità dei suoi effetti avvertita dalle popolazioni rischiano di ridisegnare i rapporti tra gli Stati lungo nuove linee (il virus non si cura della realtà politica). Con l’indebolimento subìto dal multilateralismo negli ultimi anni, la promozione di una logica di solidarietà è ancora più necessaria oggi. C’è un’opportunità da cogliere per l’UE. Se la soluzione internazionale è stata quella di ripiegare verso l’interno per cercare di risolvere la crisi sanitaria, per riavviare l’economia e costruire il mondo di domani bisognerà cambiare approccio. L’isolamento ha creato un’illusione destinata a morire presto.

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