Il mito della sovranità nazionale

, di Roberto Castaldi

Il mito della sovranità nazionale

I media hanno riportato uno dei portavoce dei Forconi dichiarare che “vogliono la sovranità dell’Italia, oggi schiava dei banchieri ebrei”. Molti commentatori hanno giustamente condannato il vergognoso antisemitismo della seconda parte dell’affermazione. Ma anche la prima, relativa alla “sovranità dell’Italia” merita una riflessione.

Dal 1945 gli Stati europei non sono Stati sovrani. Il loro regime politico ed economico è stato definito dall’arrivo dei carri armati americano o sovietici. Gli Stati europei occidentali hanno avuto la fortuna di un regime democratico e di un’economia di mercato, e quelli orientali la sfortuna di un regime comunista e di un’economica pianificata. Ma nessuna ha avuto una vera possibilità di scelta. Erano protettorati militari americani o sovietici – come osserva Brzezinski ne La grande scacchiera. Il primo presidente della Repubblica italiana, Luigi Einaudi, scrive allora “gli Stati nazionali sono ormai polvere senza sostanza”.

La ricostruzione degli Stati europei occidentali è stata resa possibile dal Piano Marshall fornito dall’egemone americano, e il loro successivo sviluppo economico fu il frutto dell’integrazione europea. Anche se siamo soliti parlare di “miracolo economico italiano” – così come i francesi e i tedeschi, tutti egualmente vittime del nazionalismo metodologico – in realtà fu la creazione della Comunità Economica Europea e del Mercato comune che garantì ai Sei Paesi fondatori alti e analoghi tassi di crescita. Questo costrinse gli altri Stati europei che non ne facevano parte, e che avevano quindi tassi di crescita molto inferiori, a chiedere di entrarvi. E dai Sei del 1950 siamo arrivati oggi a Ventotto. Il progressivo allargamento è la testimonianza del successo e dei benefici del processo di unificazione europea, come ci ricordano oggi i manifestanti ucraini.

Grazie all’unificazione europea, cioè alla messa in comune di una sovranità nazionale fittizia mediante istituzioni sovranazionali i cittadini e gli Stati europei hanno recuperato margini di manovra e d’azione in termini economici e politici: ciò che Milward ha chiamato il “salvataggio” degli Stati nazionali da parte dell’Europa. In tempi di globalizzazione, in cui i soggetti principali sono Stati di dimensione continentale, come USA, Brasile, Russia, India e Cina, l’idea della sovranità nazionale degli Staterelli europei è solo un mito pericoloso. Un idolo cui nella tempesta alcuni si appigliano per abitudine e per pigrizia mentale, ma da cui non è da attendersi alcuna salvezza, ma solo il tracollo. L’alternativa oggi non è tra cedere sovranità all’Europa o riportarla a livello nazionale, ma tra recuperare sovranità attraverso l’Unione Europea o diventare irrilevanti e impotenti sul piano mondiale, e di rimanere incapaci di affrontare una crisi, che solo a livello europeo può trovare soluzioni strutturali ed efficaci.

1. Articolo originariamente pubblicato sul blog di Roberto Castaldi su l’Espresso Noi, Europei.

2. Fonte immagine Wikipedia

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Tuoi commenti

  • su 29 dicembre 2013 a 22:30, di Francesco Franco In risposta a: Il mito della sovranità nazionale

    Ovviamente concordo pienamente. Non si poteva scrivere meglio e più chiaramente che la sovranità nazionale é morta e sepolta.

    Vorrei solo aggiungere - a memento - che la Dea Sovranità non gli stivali dei soldati americani (stanziati nella penisola west europea nelle numerose basi OTAN, né gli stivali dei soldati russi dislocati ad Est, nelle pianure continentali orientali, dei paesi fino al 1989 di oltre cortina) l`hanno straziata: la concreta permanente minaccia di Guerre Totali (possibili anche da grandi distanze), e rispetto alle quali siamo inermi (mai dimenticarlo!), l`hanno seppellita.

    La messa in pratica del federalismo kantiano nel creare, anche a livello internazionale istituzioni che possano monopolizzare l`uso della forza (CED, o permettere di perseguire una politica estera europea comune ecc.), consentendo l`instaurazione di una situazione di «pace perpetua», aumenta il grado di sicurezza dei nostri Ducati o Gran ducati («semi-liberi», come esattamente definiva Piovene gli stati della penisola occidentale) e con essa il grado di libertà del Mondo.

    Ed infatti é, secondo me, la risposta (non ideologica) ma «razionale» per consolidare la situazione di precario accordo di cessate il fuoco nel quale ci troviamo da 68 anni.

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