Frans Timmermans: Reclamiamo il nostro futuro nel 2017

, di Frans Timmermans, traduzione di Rebeca Biancardi

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Frans Timmermans: Reclamiamo il nostro futuro nel 2017

Riportiamo su Eurobull un interessante articolo di Frans Timmermans, Primo Vicepresidente della Commissione europea, scritto all’inizio del 2017 per Thenewfederalist e Treffpunkteuropa.

(Versione inglese in fondo all’articolo)

I tragici fatti di Berlino hanno distolto il paese da qualsiasi clima di festività e così anche il 2016 verrà ricordato da famiglie e amici delle vittime come un anno di lutto e sofferenza. In questi momenti, per quanto sia difficile guardare avanti e sperare in un futuro migliore, l’imperativo è non cedere; la perdita di speranza, comporterebbe un’immediata vittoria per coloro che stanno aggredendo la nostra società e non possiamo permettercelo.

Pertanto, in occasione del sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, è importante ricordare i tanti cambiamenti occorsi in Europa e nel mondo. Le generazioni che vissero la stagione dell’intolleranza culturale, della xenofobia, dei regimi illiberali e delle guerre non sono quasi più tra noi.

Coloro che hanno vissuto in periodo di crisi, incerti se il domani possa essere migliore dello ieri; si domandano se le difficoltà causate dall’immigrazione, dal terrorismo, dal cambiamento climatico e dalla disoccupazione potranno essere alleviate dal sistema politico attuale.

È proprio su queste frustrazioni e paure che i politici ‘post-truth’ hanno costruito un programma ispirato all’intolleranza, alla xenofobia e all’auspicio di uscire dall’UE. I segnali sono evidenti. Dopo il referendum nel Regno Unito e le elezioni negli Stati Uniti si sente dire: “Io rappresento il popolo”, o “Noi siamo la nazione”, come se gli altri partiti fossero improvvisamente svaniti, come se non contassero più nulla.

Gli antichi Greci avevano capito che la democrazia richiede il rispetto della minoranza senza imporre la volontà della maggioranza. Avevano capito che la maggioranza di oggi può sempre diventare la minoranza di domani e viceversa, segno del fatto che tutt’oggi avremmo ancora molto da imparare. Lamentarsi dei nazionalisti populisti, per quanto appagante, non può essere un comportamento fine a sé stesso. Rivelare bugie, dare voce ai propri valori, aprirsi al confronto, specialmente se con visioni opposte, sono tutti esempi di come portare un miglioramento, chiaramente senza mai dimenticare i principi fondanti della democrazia.

La domanda è: “come ci possiamo quindi occupare delle sfide poste dall’ Europa?”, ritengo ci siano due tipi di stati: piccoli stati membri e stati membri che non hanno ancora preso coscienza d’essere piccoli. La maggioranza riconosce che nessun paese è sufficientemente grande da poter garantire in autonomia la sicurezza militare, la lotta al crimine e al terrorismo, la salubrità di aria, terra e acqua e la riduzione della disoccupazione. C’è chi afferma “A noi non piacciono quei non-eletti tecnocrati di Bruxelles che ci dicono cosa fare” ma l’UE non riguarda solamente Bruxelles e neppure la Commissione o il Parlamento. Questi ultimi sono solamente strumenti. Precisamente, l’insieme degli stati membri formano l’ Europa. Tutti siamo Europa e tutti siamo parte della medesima Unione; ciò non è dovuto a un sogno utopico, bensì agli insegnamenti della nostra storia, la quale ha dimostrato che questo è il miglior approccio per affrontare i problemi globali.

Dunque, per il 2017, se non vogliamo sperimentare l’equivalente politico del film Una Notte da Leoni, svegliandoci la mattina distesi per terra con un tatuaggio nella faccia e una tigre in bagno, dobbiamo agire. Non fermiamoci superficialmente alla politica post-truth; vediamo invece quello in cui realmente consiste.

Difendiamo i nostri valori fondamentali – la legge, la democrazia e i diritti umani – e alziamoci in nome di un’umanità degna di essere chiamata tale.

I recenti attacchi dimostrano quanto sia difficile difendere una società aperta, poiché essa causa e continuerà a causare impedimenti di ogni genere. Eppure, personalmente, ho grandi speranze per il 2017 e gli anni a venire perché il nostro modus operandi permette la tutela della libertà, e perché le nuove generazioni sono estremamente intelligenti, salutari e connessi alla storia Europea. Spesso li incontro e ci converso, sono una grande fonte d’ispirazione e sono certo che tramite le loro energie e speranze, la loro voce e influenza diventeranno efficaci azioni politiche. Questa è la ragione per cui sono speranzoso, e sono in attesa di un nuovo anno, il 2017.

(Traduzione dell’originale per Eurobull.it: Rebeca Biancardi)

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Let us reclaim our future in 2017

The terrible attack in Berlin of late casts a shroud over the festive season. For families and friends of the victims, the year 2016 will forever be a date of mourning. In such times it is difficult to look ahead with hope for a better future, but I plead we must. For if we lose hope, we turn away and let those who attack our open society win. That we cannot allow.

Next year we will commemorate the 60th Anniversary of the Treaty of Rome. The world has changed greatly in 60 years, and so has Europe. The generations who witnessed and suffered the dominant forces of intolerance, xenophobia, illiberalism and war are almost no longer among us.

People, hit by multiple crises, are uncertain whether tomorrow will be better than yesterday. They wonder whether the political systems they know are still able to cope with a globalised world and protect them from the challenges and threats of migration, financial turmoil, terrorism, climate change and vanishing jobs.

New ’post truth’ politicians seize upon this frustration and fear. They peddle politics of intolerance, xenophobia and illiberalism, and would like to break up the EU if they would just get a chance.

You can recognize the signs. After the referendum in the United Kingdom, and the elections in the United States one could hear: “I am the people” or “We are the nation”. As if everyone else had suddenly disappeared, as if the ’others’ didn’t matter anymore. The ancient Greeks understood full well that democracy is especially about having respect for the minority rather than imposing the will of the majority. They understood that today’s majority will be tomorrow’s minority and vice versa. We can still learn a thing or two from them.

It can be gratifying to gripe about nationalist populists, but it won’t get us anywhere if we don’t do something. For instance, calling out lies is one thing, standing up for values is another. Talking to each other, especially if we disagree is essential, and making sure no one gets left behind is what democracy is about.

The question then is how we deal with the challenges that face us all in Europe. To my mind there are two kinds of member states: small member states and member states that do not yet realise they are small. When it comes to securing external borders, tackling organised crime and terrorism, ensuring cleaner air, soil and water, creating growth and jobs and in a fair way, most people understand that no European country is big enough to secure or supply these public goods by itself.

Ah, some say: «We don’t like those unelected technocrats in faraway Brussels telling us what to do». But the EU is not about Brussels. Neither is it about the Commission or Parliament. These are just instruments. As a matter of fact, all member states are Europe. We all are Europe and part of this same Union. Not because of some utopian dream, but because through our history we have learned the hard way that this Union is our best answer yet to many global challenges.

So, for 2017, if we don’t want to experience the political equivalent of that movie the Hangover: waking up one morning on the floor with a giant tattoo on your face and a tiger in the bathroom, wondering what happened, we need to act.

Let us not freeze in the headlights of post-truth politics, but call it for what it really is.

Let us defend our fundamental values such as the rule of law, democracy, human rights.

And let us stand for simple human decency.

The recent attacks remind us that standing up for an open society is hard. There will be setbacks. Even so, I have high hopes for 2017 and beyond, because our way of life offers the best hope for freedom. And I have high hopes because new generations are healthier, smarter and better connected than ever before in European history. I meet them and talk to them in Europe’s cities and always come away inspired. I am sure that if they can harness all their energy and hope and translate it into political action, their voice and influence will be formidable. That’s why I’m hopeful, and that’s why I’m looking forward to 2017.

Fonte immagine Flickr

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