Federalismo e Europeismo: alcune differenze

, di Michelangelo Roncella

Federalismo e Europeismo: alcune differenze
Immanuel Kant

In questi anni, la politica sta vivendo una profonda crisi in cui i partiti tradizionali mostrano una incapacità ad affrontare i problemi in generale e l’avanzata dei populisti. Inoltre, il progetto di integrazione europea è stato messo in forte discussione, spesso non in modo costruttivo. Queste due crisi sono culminate con il referendum sulla Brexit nel Regno Unito e la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. In risposta a questi due episodi, sono emerse molte associazioni europeiste e contemporaneamente hanno ripreso molta risonanza le forze federaliste che da decenni lottano criticando l’attuale Europa in una prospettiva per l’appunto federale.

Tuttavia, le organizzazioni europeiste e federaliste e i relativi pensieri sono spesso confusi: infatti, nonostante alcuni punti in comune come l’«anti-nazionalismo» o l’obiettivo di un Parlamento Europeo più forte, il Federalismo e l’Europeismo, benché molto intrecciati fra di loro, sono decisamente diversi. Gli spunti sarebbero tanti e molto ben spiegati da altre persone e in altri articoli. Qui ci limiteremo a evidenziare alcuni aspetti:

1) L’atteggiamento verso l’attuale Unione Europea

Mentre gli europeisti sono i difensori dell’attuale Unione, anche se ultimamente chiedono un’Europa più democratica e (da sinistra) più solidale, i federalisti sono sempre stati i primi a criticare il processo di integrazione (più nel metodo che nei risultati), evidenziando i limiti dell’approccio gradualista (conosciuto anche come «funzionalismo») perseguito, primo fra tutti, da Jean Monnet.

2) Il punto di vista istituzionale

Il Federalismo prevede un assetto politico istituzionale abbastanza preciso, [1] basato sul principio di sussidiarietà, cioè la presa di decisioni il più vicino possibile ai cittadini in proporzione ai problemi da affrontare: questo principio, dunque, ha come «corollario» un sistema multilivello, in cui c’è un governo «centrale» che ha poche ma importanti competenze (politica estera, difesa, moneta, commercio, ecc.), mentre ai livelli di governo sottostanti (stati membri, regioni ed enti locali) rimarrebbero altri settori come i servizi.

L’Europeismo è facile da capire: basta leggere un semplice dizionario per capire che indica qualsiasi idea di unire l’Europa. Le soluzioni sono molte: dalla federazione europea, all’europa degli stati (alias, intergovernativa), dal “super-stato” europeo all’assetto imperiale (con tanti precedenti storici come Carlo Magno o Napoleone).

Comunque, l’attuale europeismo «blando» non ha un’idea precisa su questo aspetto. Tuttavia c’è stato un precedente negli anni ’60 con Charles De Gaulle che, durante la Guerra Fredda, cercò di trasformare l’allora Comunità Europea in una “Europe des Patries” a guida francese, con il Piano Fouchet, respinto dagli altri paesi membri. Inoltre, Le Général, per contrastare l’aumento dei poteri della Commissione Europea, provocò la crisi della «Sedia Vuota», che fece prevalere la regola dell’unanimità, scalfita poi nel 1986 con l’Atto Unico.

Giusto per completezza, un europeista «blando» non considererebbe mai l’Unione Europea come il frutto di uno scontro continuo tra la componente intergovernativa e quella sovranazionale. [2]

3) Punto di vista geografico

Questo punto può sembrare banale, tuttavia è giusto tenerlo in considerazione. Come accennato prima, l’Europeismo, mira a unire (e cambiare) il continente europeo. Tuttavia, benché queste associazioni possano avere una visione simil-cosmopolita (o almeno di apertura), nelle loro finalità non risulta quello di un’unione politica mondiale.

Al contrario i federalisti hanno l’obiettivo finale di una federazione mondiale, pensata da Immanuel Kant, con il nome di «Repubblica universale dei Popoli» nel suo scritto politico "Per la Pace Perpetua". Questo nuovo potere inizialmente, serviva solo a evitare le guerre: adesso (benché sia per ora irrealizzabile) sarebbe necessaria per gestire i fenomeni globali come il clima, le migrazioni e l’economia, oramai globalizzata.

A questo proposito, possiamo aggiungere due particolari: [3] 1) Nel manifesto di Ventotene si menziona, in riferimento alla nuova linea di divisione politica, la lotta per un «solido stato internazionale». 2) Il nostro movimento si chiama infatti «Movimento Federalista Europeo», non «Federalista Europeista».

4) L’aspetto dell’identità

Su questo tema, che tocca di più gli europeisti, c’è un forte dibattito sulla ricerca di caratteristiche comuni, spesso con posizioni in apparenza inconciliabili: da un lato c’è la visione più conservatrice dell’Europa Fortezza, che richiama alle radici cristiane ed è contro l’immigrazione, considerata “islamizzatrice”. Dall’altra, c’è una prospettiva più aperta che si ispira ai valori laici e illuministi di libertà, democrazia e Stato di diritto.

I federalisti tengono in considerazione la questione dell’identità, ma fino a un certo punto: infatti l’idea è non quella di creare una specie di «nazione europea», bensì una «comunità di destino» (è un pò come due giovani che decidono di mettersi insieme farsi una famiglia) in cui le tensioni e i conflitti continueranno a esistere, ma non si potrà ricorrere alla guerra.

Si può aggiungere anche che il federalismo sia l’applicazione del motto dell’Unione Europea «Uniti nella diversità», belle parole che però sono una continua sfida: infatti, la federazione consiste nell’esistenza di una o più arene, in cui persone e gruppi (non solo politici) possono confrontarsi «pacificamente e senz’armi» [4], e le cui identità non solo sarebbero preservate, ma forse anche arricchite. Questo, comunque, dipende dall’azione dei singoli e della società civile.

5) L’Unione Europea e il Regno Unito

In un periodo in cui si parla di Brexit, occorre ricordare che la permanenza britannica nella Comunità (poi Unione) è sempre stata un freno all’integrazione di tipo non commerciale: oltre ai più conosciuti “opting-out” (la possibilità di non applicare alcune regole dei Trattati) per la moneta unica e lo Spazio Schengen, il Regno Unito ha sempre respinto ogni proposta di integrazione militare, avanzate (ironicamente) dall’allora Alto Rappresentante, la baronessa inglese Catherine Asthon. [5] Oltre ad aver impedito di dotare l’Unione Europea della “spada”, il Regno Unito si è opposto all’evoluzione federale dell’Europa in generale, cercando di ostacolare i negoziati che portarono poi al Trattato di Maastricht, facendo sostituire l’aggettivo “federale” con l’espressione “unione sempre più stretta”.

Conclusioni

Ora che queste differenze sono evidenziate, la confusione tra federalismo e europeismo può essere giustificata dal fatto che l’Europa è sempre stata teatro di molte guerre. Con la colonizzazione, questa litigiosità si è estesa anche a livello mondiale (a partire persino da metà ’700 con la Guerra dei Sette Anni). Dopo la seconda guerra mondiale, molte personalità (federaliste e non) si impegnarono per fare un’Europa diversa da quella di secoli fa.

Come accennato prima, l’obiettivo dei federalisti è quello di creare gli «Stati Uniti d’Europa», in vista della «Federazione Mondiale»: in altre parole l’unità europea è un punto di partenza. C’è il rischio di un nuovo «eurocentrismo», che per intenzione, vogliamo far uscire dalla porta, ma che entra comunque dalla finestra. Un rischio favorito in questi tempi di tentazioni (e tentativi) di chiusura in cui le organizzazioni continentali (come il Mercosur e l’Unione Africana) non riescono a integrarsi ulteriormente, restando semplici organizzazioni internazionali, alcune delle quali di tipo economico.

Per concludere, dopo questa operazione di analisi e di sintesi, forse sarà possibile orientarsi meglio nell’intreccio (ora molto forte) tra europeismo e federalismo, non solo nello studio e nel dibattito, ma anche nella azione (individuale e collettiva) e nella proposta politica.

Note

[1La federazione non è da confondere con la “confederazione”, che invece è un altro modo per chiamare un’organizzazione internazionale “classica”, in cui gli Stati mantengono la loro sovranità (NdA)

[2Un assetto federale e sovranazionale non sempre sono sinonimi: l’unica differenza sta nella legittimazione democratica del primo, mentre nel secondo tale legittimazione non c’è sempre (NdA).

[3Occorre considerare anche che l’Istituto di studi federalisti «Altiero Spinelli» organizza ogni anno a Ventotene un seminario rivolto agli studenti che si divide in nazionale e internazionale.

[4Art. 17 della Costituzione Italiana.

[5Paone M., “Le politiche di difesa dell’Unione Europea. Evoluzione e limiti della sicurezza comune, Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, 2012.

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