«Sì all’Europa unita, a patto che sia divisa l’Italia»...

L’irredentismo in Alto Adige

, di Jacopo Barbati

«Sì all'Europa unita, a patto che sia divisa l'Italia»...

… era la battuta proposta da qualche comico nel 2004 commentando l’operato della Lega Nord. Lo stesso comico proponeva anche l’istituzione del Granducato di Melegnano, che avrebbe dovuto battere una speciale moneta composta da bronzo e Grana Padano.

Dura realtà

La Lega Nord, Melegnano, il Grana non c’entrano nulla con questa storia; ma quella battuta, vecchia ormai di 5 anni, mi è tornata in mente leggendo ciò che sta succedendo in Alto Adige. Già. C’è un pezzo di storia italiana del secondo dopoguerra che è stato dimenticato, di cui nessuno parla più. Se si dice “terrorismo in Italia”, chi è nato dopo il 1975 può pensare solo alle varie Brigate, rosse, nere o gialle che fossero, alle bombe nelle stazioni; e così via.

E invece no. In Alto Adige, tra il 1956 e la fine degli anni ’60 (con dei ritorni di fiamma tra il 1986 e il 1988) ci furono 361 azioni terroristiche, perlopiù dinamitarde, che causarono 21 vittime (15 agenti, 2 civili, 4 terroristi) e 57 feriti (24 agenti e 33 civili). Per questo ci furono 157 condannati; molti dei quali riuscirono però a trovare asilo in Germania e in Austria (e altri furono graziati da Scalfaro prima e Napolitano poi).

Austria e Germania? Adesso tutto è più chiaro: quelli erano terroristi indipendentisti anti-italiani, di lingua tedesca. Il problema dell’irredentismo altoatesino è sempre stato forte, e toccò in quell’epoca il suo punto più brutale.

Oggi come allora

Adesso la situazione non è migliorata. Nessuno butta più bombe su tralicci o monumenti ai caduti, per carità; anche perché nel frattempo l’Alto Adige ha potuto fregiarsi di un assetto politico che gli garantisce un’autonomia più che soddisfacente (e che non avrebbe se decidesse di farsi reinglobare nell’Austria). Però adesso si combatte con le parole, coi decreti.

Sei maggio duemilanove. Parlamento della Provincia altoatesina, Bolzano/Bozen. I terroristi di cui sopra vengono riconosciuti come “combattenti per la libertà”. Semplici attivisti.

È il momento della gloria per Eva Klotz, consigliere provinciale, leader del movimento politico Süd-Tiroler Freiheit (“Libertà sudtirolese”) nonché figlia di Georg Klotz, terrorista (pardon, “combattente”) condannato nel 1969 a 23 anni di reclusione. Fu lei a chiedere ai giornalisti di Austria e Germania che avrebbero commentato i mondiali di sci alpino di Åre e quelli di biathlon di Rasun Anterselva nel 2007 di non citare gli atleti altoatesini come italiani. Alcuni giornalisti austriaci le diedero ascolto. Questo segna il decadimento definitivo delle posizioni “moderate” del partito di maggioranza in Alto Adige: il SüdtirolerVolksPartei (“Partito popolare sudtirolese”), SVP. Che, in paesini come Montagna/Montan e Termeno sulla Strada del Vino/Tramin an der Weinstraße, si tramuta nella rimozione dei segnali in lingua italiana. “Connotazione fascista”, ecco la motivazione.

E non finisce qui. Sempre l’SVP, il 3 maggio, ha modificato il proprio statuto, impedendo la candidatura a persone di madrelingua italiana. L’articolo 51 della Costituzione italiana (che fino a prova contraria è valida anche in Alto Adige) recita: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.”. Condizioni di eguaglianza. Che un partito politico vieti l’accesso alle cariche elettive ai propri iscritti solo perché di madrelingua italiana (in Italia, per giunta) mi pare contraddire questa indicazione. Non ho le conoscenze per poter dire che il nuovo statuto dell’SVP sia incostituzionale, ma di certo va contro l’idea che ha generato il sopracitato articolo.

Le conseguenze ci sono state e ci saranno. Il PDL ha chiesto il commissariamento del Comune di Bolzano. Gli indipendentisti altoatesini hanno manifestato per la rimozione del monumento agli Alpini a Merano. “Fascista”, secondo loro. Due docenti di lingua tedesca hanno rubato le corone di fiori del monumento. Denunciati per furto aggravato.

La via federale

Parlare di un fatto simile in un periodo dove si è cercato (qualche anno fa, in verità) di dare una Costituzione all’Unione europea pare assurdo. Già nel 1995 Alexander Langer diceva: “L’idea che in una regione, intesa anche al di là dello spartiacque alpino, dei confini statali o delle differenze linguistiche, si possano coltivare progetti ed iniziative comuni e rafforzare legami antichi e costruirne di nuovi, non è patrimonio né di austriacanti né di sognatori. Il disegno di un’Europa unita avrà bisogno di zone di sutura, in cui i vecchi confini statali si diluiscano più generosamente che altrove ed in cui l’artificiosità delle frontiere nette tra lingue e popoli possa invece dissolversi gradualmente in territori comuni, in aree di più intenso scambio e di frequentazione transconfinaria. Aree-ponte, territori che anticipino e garantiscano legami che oggi ancora le sovranità statali circondano sempre di qualche diffidenza e qualche complicazione amministrativa in più.”.

Non aggiungerei altro. Il rafforzamento dell’Unione, magari in maniera federale (applicando quindi i principî di sussidiarietà) porterebbe sicuramente alla risoluzione delle problematiche di queste zone di confine, dove qualcuno sente di essere rimasto “dalla parte sbagliata”. I sentimenti degli altoatesini di lingua tedesca che si sentono più tirolesi che italiani possono essere condivisibili. Ma la legittimazione e giustificazione della violenza, e il vilipendio di uno Stato che si è liberi di non considerare la propria patria, ma che in fin dei conti ha garantito una notevole autonomia, no.

Immagini delle rivendicazioni degli irredentisti alto-atesini.

Fonte immagine 1

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Tuoi commenti

  • su 17 maggio 2009 a 21:58, di Gaetano De Venuto In risposta a: «Sì all’Europa unita, a patto che sia divisa l’Italia»...

    Come potete leggere alla pagina delle attività locali de «L’Unità Europea» di marzo-aprile, appena posso, vado in Alto Adige per far arrivare la linea politica dell’MFE e cercare qualcuno che si renda disponibile per far nascere una Sezione lì. Chi mi dà una mano?

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