La Turchia e il Medio Oriente

, di Jacopo Barbati

La Turchia e il Medio Oriente

La “fidanzata d’Europa” è da sempre la porta che unisce l’Europa con il Medio Oriente, ricoprendo un’importanza strategica fondamentale nelle relazioni con questa parte del mondo. Relazioni sinora sempre amichevoli, ma che ultimamente si stanno incrinando.

Telenovela

La Turchia è lo Stato cardine dei rapporti tra l’Europa e il Medio Oriente, non solo per la posizione geografica, ma anche per la fiorente economia che consente ai turchi di essere i primi partner commerciali di praticamente tutti i Paesi mediorientali e una considerevole influenza culturale che è stata veicolata, negli ultimi anni, dalla massiccia produzione e diffusione di telenovela e sceneggiati televisivi di varia fattura. Recep Tayyp Erdoğan, Primo Ministro turco, conservatore ultimamente in vena di polemiche, ha aspramente criticato una di queste telenovela, Muhteşem Yüzyıl (“Il secolo magnifico”), poiché rappresenterebbe il glorioso Sultano Solimano I, detto “il Magnifico”, come dedito alle donne e all’alcol, e ciò offenderebbe i valori dello Stato turco, fatto che costituisce reato. Erdoğan vive il valore dell’epopea dei sultani ottomani in maniera totale, tanto che ha dichiarato che il suo Governo è mosso dallo “spirito fondatore dell’Impero ottomano” e che vorrebbe “un nuovo ordine mondiale nel quale la Turchia è non solo una superpotenza regionale ma ha anche un seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, gestisce le antiche terre ottomane non con la forza della spada ma con un potere più morbido, influisce sulle politiche regionali e globali con un mix inedito di pragmatismo e di supremazia dell’Islam sunnita turco”. Tutta questa fiducia sulla “supremazia dell’Islam sunnita turco” sta portando il Primo Ministro a dire ciò che pensa, senza remore, su molti dei propri vicini di casa.

Le bombe siriane

La guerra civile siriana non si è limitata ai propri confini, ma è sfociata nel bombardamento, a colpi di mortaio, di un villaggio turco ospitante molti profughi siriani, e che ha causato la morte di 5 persone. Ciò ha causato una reazione del Governo turco, che ha autorizzato, per un anno, eventuali attacchi militari contro la Siria qualora la situazione dovesse peggiorare. Questa risposta è stata giudicata “adeguata” dagli USA e da molti Stati europei, tra cui l’Italia. Il fatto che l’UE non sia stata in grado di intervenire, seppur diplomaticamente, è però abbastanza grave, dato che prima o poi la Turchia entrerà a far parte dell’Unione, e questo dimostra come sia tutt’altro che impossibile subire attacchi militari. Urge l’attuazione di una politica estera unitaria e preparata.

Israele e la “pulizia etnica”

Ciò che sta succedendo – di nuovo – tra Israele e Palestina è cosa nota. Il 19 novembre, Barack Obama ha commentato la questione, dal suo viaggio in Birmania, sostenendo che Israele ha tutto il diritto di difendersi, se attaccata dai missili palestinesi. La risposta di Erdoğan non si è fatta attendere e, il giorno successivo, non ha esitato a definire “pulizia etnica” le azioni militari israeliane nei confronti dei palestinesi. Una dichiarazione forte, che certifica ancora una volta le ambizioni di leadership del “mondo arabo” del Premier turco. I rapporti tra Turchia e Israele sono tesi dal 2010, quando dei militari israeliani uccisero otto cittadini turchi, attivisti politici, che si ribellarono all’intercettamento delle navi della Freedom Flottilla (che si proponeva di raggiungere la Striscia di Gaza per portare alle popolazioni locali generi di prima necessità) da parte della Marina Israeliana. Da allora, la diplomazia è al lavoro e con lo scoppio del recente conflitto israelo-palestinese, mentre Erdoğan lancia i suoi strali, il Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoğlu, lavora con i colleghi egiziani per cercare di concertare azioni di pace tra israeliani e palestinesi. E se gli sforzi diplomatici non andassero a buon fine, non sarebbe improbabile un’azione militare congiunta egiziano-turca, sotto l’egida ONU. Insomma, «dato che non ci pensa l’UE, ci devono pensare loro».

Fonte immagine Flickr

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