Incontro con Tommaso Padoa Schioppa

, di Francesco Pigozzo, Roberto Novelli

Incontro con Tommaso Padoa Schioppa

Come un moderno Cincinnato, l’ex ministro dell’economia, Tommaso Padoa-Schioppa, dopo la fine del governo Prodi, è scomparso dalla scena politica nazionale, ed è tornato ad occuparsi del terreno politico ed economico che ha sempre coltivato con maggiore passione: quello europeo.

Prima di essere ministro nel governo nazionale, Padoa Schioppa è stato dal 1979 al 1983 Direttore generale per l’economia e la finanza alla Commissione Europea, e dal 1998 al 2006 ha fatto parte del board della BCE. Oggi è presidente di “Notre Europe”, un think tank fondato dall’ex presidente della Commissione europea Jacques Delors nel 1996, che si occupa di promuovere il processo di integrazione europea. Inoltre, in questo periodo, Tommaso Padoa Schioppa si sta impegnando in modo più attivo nel Movimento Federalista Europeo, il movimento fondato dalla storica figura di Altiero Spinelli che si occupa fin dal 1943 della necessità inderogabile dell’integrazione europea attraverso la creazione di una federazione di Stati.

E proprio in un appuntamento del MFE, l’ “ufficio del dibattito”, abbiamo potuto raccogliere il suo contributo sull’ argomento dell’integrazione europea, sul suo stato attuale, che lui definisce come “incompleto”. Per farci capire in che senso, ricorre alla metafora del condominio già usata da Dastoli. Perché una gestione condominiale abbia senso,infatti sostiene, devono esserci dei beni e degli interessi comuni;

... per Tommaso Padoa Schioppa siamo in un’Europa «incompleta» ...

perché tale gestione sia possibile, deve esserci capacità di prendere decisioni nel merito dei problemi ad essa pertinenti; perché queste decisioni abbiano effetto, deve esserci anche una capacità esecutiva. Padoa Schioppa nota come ormai sia evidente un “interesse comune” dei cittadini europei, che si è andato formando sia per le materie già acquisite nel corso del processo d’integrazione (si pensi alla moneta) sia per le esigenze imposte dalle esigenze di un mondo globalizzato ormai multipolare. L’incompletezza dell’Europa è quindi nella incapacità di prendere decisioni e nella capacità di eseguirle. Tornando alla metafora del condominio, è noto che un’assemblea condominiale sarebbe del tutto inefficiente, se non avesse un criterio che permette di prendere una decisione anche quando non si è tutti d’accordo … e se non ci fosse poi qualcuno delegato a renderla esecutiva!

Tali capacità Padoa Schioppa non ritiene che siano del tutto assenti, quanto piuttosto, come abbiamo detto, “incomplete”. Per darci un’idea di tale incompletezza ci fornisce uno schema a quattro caselle, in base al quale è anche possibile ripercorrere l’evoluzione delle istituzioni europee. A partire dalla CECA e poi dal Trattato di Roma è possibile infatti distinguere i poteri demandati ad un livello soprannazionale (condominiale) in:

  1. sanciti dai trattati ed usati di fatto;
  2. sanciti dai trattati ma non usati;
  3. non sanciti dai trattati e non usati;
  4. non sanciti dai trattati ma usati di fatto.

Tra il ‘57 e la prima elezione a suffragio universale del P.E. (1979) ci fa osservare che la linea evolutiva del processo di integrazione si è mossa secondo i punti 1 e 2. Dal 1979, grazie soprattutto all’impulso creatore di Altiero Spinelli all’interno del neonato organismo parlamentare europeo, si è lavorato lungo la linea del punto 3: da lì si è arrivati al Trattato di Maastricht. Oggi, per Padoa Schioppa, i punti su cui bisogna lavorare sono i punti 2 (molte cose sono già previste da Maastricht e dai successivi trattati) e 4, per realizzare avanzamenti nella capacità di gestire il condominio. Nel suo intervento ci delinea anche quali sono quali sono i soggetti che possono e devono lavorare a tale scopo. I soggetti attivi su cui richiama l’attenzione sono due: il Parlamento europeo ed i governi europei che hanno la capacità e la volontà di assumere un ruolo di leadership.

Il Parlamento europeo potrebbe utilizzare i poteri che gli sancisce il trattato ma che non utilizza, ad esempio non approvando il bilancio europeo, oppure non dando fiducia ad un presidente della Commissione votato con logiche meramente intergovernativo. Anche una sola di queste due azioni avrebbe un forte valore simbolico e non

... la volontà di alcuni governi europei ...

potrebbe non implicare anche conseguenze pratiche circa le asimmetrie democratiche delle attuali istituzioni europee. Per Padoa Schioppa importante è pure il concetto di leadership, che è reciprocamente necessario alle istituzioni: la prima è come il vento, le seconde sono come le vele. Non ci sarebbe uno spostamento senza uno dei due elementi. Egli vede la mancanza nella congiuntura presente di questo vento creatore, che consiste nella volontà politica di alcuni governi europei. Per chi conosca la storia non è difficile dar loro un nome: Francia e Germania. Non si tratta solo degli ultimi degli ultimi avvenimenti, che contrappongono ad una Francia intraprendente una Germania statica, chiusa nella sua prudenza.

Per Tommaso Padoa Schioppa si tratta di chiedersi quale sia la strada intrapresa dalla Germania dopo la riunificazione (non dimentichiamo che la Germania rifiutò con orgoglio di finanziare quel processo con i fondi europei, sostenendo con orgoglio di essere in grado di fare da sé); di interrogare e sollecitare la classe politica tedesca a riflettere sulla rotta che il più grande paese dell’Unione ha intenzione di far prendere alla costruzione soprannazionale europea. In seguito all’intervento, siamo anche riusciti a porgli poche domande. Tommaso Padoa Schioppa, visto il ruolo che ricopre, ha evitato di entrare nel merito delle decisioni della BCE e delle altre istituzioni europee.

D: “Il ministro Tremonti ha mostrato interesse per la creazione di nuovi strumenti di politica economica come gli Eurobonds e un rinnovamento delle funzioni della BEI. Cosa ne pensa di queste proposte?

TPS: “Condivido le proposte di Tremonti. Esse d’altronde risalgono al piano Delors del 1992. Già allora vennero fatte tali proposte. Penso che sia da condividere particolarmente in questo momento in cui è necessaria un’azione di sostegno all’economia.

D: “ Ritiene che ci sia la possibilità di arrivare ad una governante economica europea che prescinda da ulteriori approfondimenti istituzionali? Detto altrimenti: si possono compiere passi funzionali oppure il governo dell’economia implica la difficoltà di affrontare di petto il problema dell’assetto democratico e federale delle istituzioni?

TPS: “Che cosa significhi esattamente governo dell’economia non è molto chiaro, spesso nemmeno a chi ne parla ; la politica di bilancio europea richiederebbe una riforma del bilancio dell’Unione, direi anzi che è auspicabile. Mi pare più difficile che il patto di stabilità possa diventare uno strumento di politica di bilancio attiva deciso a Bruxelles.

L’intervista è comparsa su Voci d’Europa

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