Il Parlamento Europeo boccia l’accordo su Swift

, di La redazione di Eurobull

Il Parlamento Europeo boccia l'accordo su Swift

Il Parlamento ha rifiutato di approvare l’accordo provvisorio sul trasferimento dei dati bancari agli Stati Uniti attraverso la rete SWIFT, adducendo preoccupazioni in materia di privacy, proporzionalità e reciprocità. Il testo firmato tra gli USA e i 27 stati membri non potrà entrare in vigore. I deputati propongono di negoziare un nuovo accordo. Eurobull ha intervistato Banker’s.

D – Che cosa significa tutto ciò? Innanzitutto qual è il senso complessivo di questa partita?

R - Il caso in questione è un esempio in cui si mescolano aspetti egemonici (americani) con necessità obiettive (lotta al terrorismo), con impotenze e potenzialità (europee) e con auspicabili soluzioni (authority mondiale?).

D – Cerchiamo di capire. Innanzitutto cos’è SWIFT, nome che ai più evoca l’autore del fantastico Gulliver, ma che probabilmente ha a che fare con il mondo bancario.

R - Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) è una società internazionale, posseduta interamente dalle banche (circa 8.300 in tutto il mondo), nata nel 1973 allo scopo di gestire su una rete sicura, ed in forma esclusiva per la banking community, tutto il traffico interbancario internazionale (pagamenti, incassi commerciali, operazioni in titoli e di tesoreria, lettere di credito, fideiussioni, ecc.), in pratica tutta l’operatività bancaria ‘cross-border’. Stiamo parlando di circa 15 milioni di transazioni internazionali al giorno, tutti secondo lo standard interbancario ‘swift’, uno standard universale creato all’epoca ed usato unicamente dal sistema bancario.

Le transazioni finanziarie – siano esse semplici bonifici oppure operazioni in titoli o trasferimenti di capitali – vanno scambiate, compensate e regolate a fine giornata tra gli istituti bancari che sono entrati in gioco. In altre parole ogni banca a fine giornata deve sapere qual è il saldo (attivo o passivo) della propria posizione.

Storicamente e fino agli anni ’60 del secolo scorso il sistema dello scambio delle transazioni internazionali avveniva su base bilaterale ed a fine giornata la banca A compensava e regolava il saldo con la banca B, C, D ecc. e così via per tutte le combinazioni possibili, attraverso la movimentazione di conti comuni (conti reciproci).

D – E poi cosa successe, perché nacque Swift?

R - La crescita del commercio internazionale e l’aumento esponenziale delle transazioni internazionali mise in crisi il sistema dello scambio su base bilaterale. Le banche americane, all’epoca più avanzate dal punto di vista tecnologico ed avvantaggiate dal fatto che la maggior parte delle transazioni internazionali era denominata in dollari, tentarono di mantenere questa modalità di scambio attraverso la fornitura di ‘pacchetti applicativi’ alle altre banche, agevolando il processing di un volume crescente di dati. E’ chiaro che questa soluzione avrebbe ancor più garantito il dominio di chi gestiva un grande traffico interbancario (cioè le grandi banche americane).

Swift nacque in Europa (la sede è nelle vicinanze di Bruxelles ed è retta dal diritto belga) come risposta a questo tentativo di “satellizzazione” delle banche europee nel campo del sistema dei pagamenti internazionali. Le banche europee riuscirono nel tempo, con l’aiuto di quelle degli altri continenti, ad imporre un sistema di scambio “multilaterale”, basato cioè su una piattaforma operativa comune alla quale tutte le banche, su un piano di parità, potevano accedere. Nacque così un ‘sistema’ (swift) di regole, tariffe e governance comune, di tipo cooperativo. Swift diventa progressivamente la company di tutto il sistema bancario internazionale: ogni banca del mondo ne possiede una quota esattamente proporzionale al traffico immesso nella rete. In conclusione Swift è da tempo fondamentalmente due cose: una rete di trasporto sulla quale viaggiano tutte le transazioni finanziarie del sistema bancario internazionale ed una Società, posseduta dalle banche, che gestisce la rete e tutte le applicazioni bancarie che stanno sulla rete, secondo le regole che la banking community autonomamente si dà.

D – Ma dove sta il problema emerso recentemente e che ha fatto dire che gli USA vogliono ‘vedere i dati’ delle transazioni bancarie europee (e di tutto il mondo)?

R - Il centro ‘operativo’, cioè la piattaforma che gestisce tutto il traffico interbancario mondiale fu impiantato ad Amsterdam nel 1973 e successivamente nel 1979 venne creato un secondo centro operativo in America, allo scopo di garantire la cosiddetta resilience, cioè la continuità operativa. I due centri operano alternandosi, con possibilità di entrambi di conoscere tutti i dati globali, l’uno come specchio dell’altro. I dati vengono ovviamente conservati per un certo periodo di anni (tanti) e ciascuna banca può solo conoscere i propri. Solo un ordine emesso da un’autorità giudiziaria può consentire la conoscenza dei dati gestiti dalla rete.

D – Come è nato allora il problema?

Il problema nasce dopo l’11 settembre, quando il governo americano pensa di aver ‘bisogno’ di conoscere i dati delle transazioni che viaggiano sulla rete per snidare e colpire le centrali terroristiche. Non entro nel merito di questa strategia. Non è questa la sede. Lo ‘scandalo’ scoppia nel 2006 (ne parlò qualche giornale all’epoca) quando si apprende che le autorità americane hanno da tempo, in un qualche modo, accesso ai dati.

D – E da allora che è successo?

R - Swift ha cercato di correre ai ripari. A parte qualche testa saltata, ha avviato la costruzione di un secondo centro operativo in Europa (Svizzera) ancora in corso. Ma ciò non risolve il problema.

D – Perché?

R - Non è tanto il fatto che gli americani non potrebbero più vedere i dati del traffico interbancario mondiale. Il problema è che ora gli USA devono dare una veste ‘legale’ alle loro richieste, devono cioè dimostrare, di volta in volta, che una certa indagine su transazioni per così dire “extra-territoriali” è strettamente necessaria e non viola i diritti di altri soggetti. Se prima ‘facevano da soli’, ora hanno bisogno della ‘cooperazione’ degli altri, a cominciare dall’Europa.

Il punto non è soltanto quella della tutela della ‘privacy’, è più politico. Dopo che è scoppiato lo ‘scandalo’ gli americani sono costretti a chiedere alla UE un avallo politico per poter vedere “legalmente” dati che, è il caso di ricordare, potrebbero essere usati non solo per la lotta al terrorismo, ma anche a fini di spionaggio industriale, politica fiscale, ecc. In ultima analisi è in questione il diritto di chi può vedere che cosa.

D – E’ un problema di sovranità, di potere.

R – E che mette in luce due aspetti, entrambi importanti ai fini di un discorso per i federalisti europei e mondiali. Il primo è quello delle relazioni tra Europa e America. Questo ‘piccolo’ scontro mostra che l’espressione del popolo europeo (il Parlamento, spesso così bistrattato) ha, se vuole, la forza per far sentire la voce e per far valere la dignità degli Europei. A differenza del Consiglio europeo che, in quanto espressione dei governi nazionali soggetti alla logica della ‘ragion di stato’, è più pronto ad accogliere i ‘desiderata’ del grande alleato. Se il Parlamento continuerà ad alzare la testa, come ha fatto in questa circostanza, si innescherà una dialettica forte con il Consiglio, che potrà riaprire il dibattito sugli esiti politici del processo di unificazione europea. Da questo punto di vista sarà decisiva, a mio modo di vedere, l’azione di pungolo e di pressione che l’opinione pubblica europea potrà esercitare sul Parlamento stesso, anche grazie al diritto di petizione ed all’iniziativa dei cittadini europei.

Il secondo aspetto riguarda invece la soluzione tendenziale al controllo dei dati delle transazioni finanziarie internazionali. Poiché ciò può oramai essere considerato un ‘bene pubblico mondiale’, in quanto riguarda sia la stabilità del sistema (minacciata dai movimenti speculativi), sia la sua trasparenza nei confronti di politiche oramai globali (lotta al terrorismo, fiscalità, ecc.) occorre pensare, nell’ambito del processo di riforma del sistema monetario internazionale, ad una effettiva ‘supranational authority’ sul sistema dei pagamenti internazionali, dotata di poteri di controllo e tenuta alla rendicontazione della propria attività.

Banker’s ha lavorato a lungo nel settore del sistema dei pagamenti europei ed internazionali.

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Tuoi commenti

  • su 16 febbraio 2010 a 16:10, di franco In risposta a: Il Parlamento Europeo boccia l’accordo su Swift

    Nell’Ue a volte le cose vanno così, quando la dai per spacciata decide all’improvviso di battere un colpo. Meglio così, vorrei solo capitasse più spesso.

  • su 17 febbraio 2010 a 12:38, di erik In risposta a: Il Parlamento Europeo boccia l’accordo su Swift

    Solo che accade solo «a volte», e in realtà nemmeno così spesso. La sfiducia di cui parla Federica Martiny nell’articolo precedente e il successo delle frange euroscettiche credo dipenda anche e soprattutto da questa cronica incapacità. Speriamo bene...

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