Europa contro Stati Uniti: Qual è l’economia vincente?

, di Traduzione di Oronzo Daloiso, George Irvin

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Europa contro Stati Uniti: Qual è l'economia vincente?

Molti europei sono profondamente ambivalenti per quanto riguarda la performance economica dell’Unione Europea. “La UE doveva portarci un futuro d’oro, ma invece ci ha portato stagnazione, disoccupazione e malcontento sociale” è diventato un ritornello familiare. Quello che è peggio, per timore di abbandonare il nostro inflessibile pessimismo, è che i nostri amici americani eternamente ottimisti eccellono nel ricordarci che sono più ricchi, godono di una più celere crescita con meno disoccupazione e sono generalmente migliori in ogni modo. Molti ci credono; ma tutto ciò ha un fondamento? La risposta corretta non è un semplice sì o no, quindi lasciatemi spiegare.

In che senso gli Stati Uniti sono più ricchi?

Il prodotto interno lordo (PIL) medio negli Stati Uniti è circa del 40% superiore a quello medio dell’Europa dei 15, se misurato sul potere d’acquisto paritario. La differenza è ancora maggiore se si considera o l’Eurozona dei 12 o dei 25. Anche se il PIL è un mediocre indicatore di welfare o felicità, utilizziamolo come criterio di paragone.

La ragione principale per cui gli Stati Uniti sono più ricchi è che, innanzitutto, una maggiore proporzione di americani ha un lavoro e, in secondo luogo, lavora il 20% di ore in più per anno rispetto agli europei. Se si regolano entrambi questi fattori e si guarda al PIL del 2005 per persona per ora lavorata, virtualmente non c’è nessuna differenza tra Germania, Francia e Stati Uniti.

Se si regolano entrambi questi fattori e si guarda al PIL del 2005 per persona per ora lavorata, virtualmente non c’è nessuna differenza tra Germania, Francia e Stati Uniti.

Gli economisti parlano spesso di questo come una rivelazione delle diverse preferenze sociali americane e europee per il lavoro ed il tempo libero. In verità, sia il tasso di disoccupazione sia le ore di lavoro della persona media si spiegano per motivi storici. Fino al tardo 1970 il numero di ore lavorate scendeva sia in Europa che negli Stati Uniti; da allora il numero totale di ore ha continuato a diminuire nell’Europa dei 15 ma è cresciuto negli Stati Uniti. Allo stesso modo, se si guarda ai dati di impiego per età, gli americani entrano nel mondo del lavoro prima e lo lasciano molto dopo rispetto agli europei. La chiave per comprendere perché ciò è successo è il cambio della distribuzione nelle entrate degli Stati Uniti negli ultimi 30 anni. Dal 1979 il 40% dei lavoratori è riuscito con fatica a difendere il proprio potere di acquisto, mentre un altro 20% si è impoverito. I lavoratori americani hanno avuto bisogno di più anni e ore lavorative per mantenere le loro entrate reali.

Chi ha la crescita più rapida?

Gli Stati Uniti crescono più velocemente rispetto l’Unione Europea? Di nuovo, la risposta dipende da cosa misuriamo. Se si compara il tasso di crescita del PIL degli Stati Uniti con quello dell’Europa dei 15, il tasso statunitense dell’ultima decade è dell’ 1.2% superiore rispetto a quello dell’Europa dei 15 (stranamente, la differenza è di poco inferiore sulla base dell’Europa dei 25). Tuttavia, solitamente la prosperità si misura sul PIL per persona, ovvero se il PIL cresce del 2% ma la popolazione cresce del 3%, allora il PIL per persona è in discesa. La crescita della popolazione americana è superiore di un punto percentuale rispetto a quella dell’Europa dei 15, principalmente perché l’immigrazione verso gli Stati Uniti è stata maggiore negli ultimi dieci anni. Il tasso di crescita del PIL europeo e statunitense è virtualmente lo stesso se lo si esprime pro capite. Lo stesso si può dire della crescita della produttività lavorativa.

È anche vero che, dopo la recessione del 2001, gli Stati Uniti sono rimbalzati più velocemente dell’Europa. Al momento, sia la crescita del PIL per persona che la produttività lavorativa stanno crescendo più velocemente negli Stati Uniti.

Al momento, sia la crescita del PIL per persona che la produttività lavorativa stanno crescendo più velocemente negli Stati Uniti.

Recentemente, i guadagni produttivi americani sono tuttavia concentrati nella distribuzione piuttosto che nella fabbricazione e la loro crescita continua a far entrare più importazioni di quanto si produca per le esportazioni. Ciò risulta in un crescente deficit estero, consolidato dall’eccedenza del conto corrente europeo.

Per quanto riguarda l’Europa dei 15, una crescita inferiore si riflette in un alto e prolungato tasso medio di disoccupazione, che è rimasto per qualche tempo superiore di tre punti rispetto a quello statunitense. Allo stesso modo, se si guarda ai risultati individuali, nell’ultima decade alcuni paesi europei hanno avuto più successo di altri per quanto riguarda prosperità e disoccupazione, come ad esempio il Regno Unito, l’Irlanda o i paesi nordici. Tali differenze sussistono per ragioni diverse, ma è altrettanto importante ricordare che anche nel caso degli Stati Uniti non si esaminano i dati dei vari Stati, come ad esempio il Nord Dakota e la California.

Lavoro e disoccupazione

Forse la discussione più comune è quella riguardante il contrasto tra le virtù di creazione di lavoro del mercato statunitense e lo stato sclerotico dell’Unione Europea, dove la disoccupazione è continuamente alta. Gli studenti di economia delle università americane (e sempre più anche nell’Unione Europea) imparano che poiché il lavoro in Europa è fornito ad un saggio salariale artificialmente alto, l’occupazione europea è più bassa mentre la disoccupazione è più alta.

Ora, mentre è vero che gli Stati Uniti hanno un miglior record di occupazione, la chiave per comprendere la differenza tra Europa e Stati Uniti è la frammentazione del lavoro per fascia d’età. Se si comparano i tassi di occupazione nel 2005 della fascia 22-55 anni, virtualmente non c’è alcuna differenza, perché, ad esempio, i tassi di occupazione europei e statunitensi sono rispettivamente di 86% e 88%. I dati degli Stati Uniti mostrano un maggiore tasso di occupazione nell fascia giovane (15-24 anni) ed uno ancora più alto per la fascia pre-pensionistica (55-64 anni) e post-pensionistica (65 anni ed oltre). Ciò che i dati medi di impiego e disoccupazione nascondono è la specificità delle fasce d’età nella questione del “problema europeo”. Il quadro rimane identico se si comparano gli Stati Uniti con l’Europa dei 25. Ancora una volta, l’elemento cruciale nella comprensione di tali differenze è la distribuzione delle entrate. Per quanto riguarda la fascia giovanile, i lavoratori giovani negli Stati Uniti hanno un livello inferiore di istruzione e la probabilità che gli studenti universitari lavorino poi part-time è maggiore negli Stati Uniti. Per quanto riguarda la fascia più anziana, le condizioni pensionistiche negli Stati Uniti non sono così flessibili o generose come in Europa, quindi le fasce più povere che non possono permettersi di risparmiare per la vecchiaia continuano a lavorare.

Rendere il mercato del lavoro più flessibile, ad esempio riducendo gli stipendi, peggiorerebbe solo la situazione. Invece, l’aumento di risorse in politiche nel mercato del lavoro attivo, come ad esempio l’istruzione o provvedimenti benefici contingenti alla ricerca dell’impiego, aiutano i lavoratori a trovare e mantenere lavori altamente produttivi. Questa è la strategia seguita dai paesi nordici, una che ha ripagato e continuerà a ripagare con grandi risultati la prosperità e la sicurezza del lavoro.

Chi vince?

Il confronto tra la performance economica degli USA e dell’Unione Europea non porta a pensare che l’America abbia un’economia più dinamica, che abbia superato l’Europa nel passato o possa farlo nel futuro. L’elemento fondamentale del confronto non è né il tasso di crescita né quello di disoccupazione. Esso è piuttosto il fatto che la crescita statunitense, contrariamente a quella europea, è mantenuta da una pericolosa montagna di debito estero. Tale debito è, a sua volta, guidato dalla bolla di sapone dei prezzi statunitensi, che permette ai consumatori americani di spendere più di quanto guadagnino. Ironicamente, è l’Unione Europea che, con Cina e Giappone, continua a prestare denaro agli Stati Uniti, le cui famiglie spendono e la cui economia cresce.

Chiunque sostenga che gli Stati Uniti debbano essere un modello per l’Unione Europea, dovrebbe prima considerare i dati economici essenziali al caso.

La verità è che nessuna delle due parti vince questo concorso di bellezza. L’Europa riesce meglio in alcuni aspetti cruciali. Se da un lato i paesi dell’Eurozona potrebbero fare di meglio, è anche vero che Germania, Francia e Italia hanno problemi diversi – se relazionati tra loro o con quelli statunitensi – che richiedono soluzioni diverse. Chiunque sostenga che gli Stati Uniti debbano essere un modello per l’Unione Europea, dovrebbe prima considerare i dati economici essenziali al caso.

This article was originally published in the November 2006 edition of The Federalist Debate, Papers for Federalists in Europe and the World.

Fonte dell’immagine: Flickr

Tuoi commenti

  • su 2 luglio 2007 a 14:49, di Pietro In risposta a: Europa contro Stati Uniti: Qual è l’economia vincente?

    L’articolo è illuminate perché riesce a dimostrare come le performance economiche degli Stati Uniti e dell’Europa siano relativamente sostanzialmente simili:
    - il PIL per ora lavorata è maggiore in USA, ma in Europa si lavora di meno (dando più importanza alle attività extra-lavorative)
    - la crescita del PIL è maggiore in USA, ma anche l’immigrazione è maggiore in USA
    - la disoccupazione è maggiore in UE, ma in USA si lavora di più per cercare di sopperire alle mancanze del sistema assistenziale.

    Quindi ci sono sostanzialmente 2 modelli che hanno raggiunto gli stessi obiettivi economici, ma che parallelamente hanno portato a differenti obiettivi sociali. Da una parte l’Europa da maggiore importanza al singolo uomo, alla sua crescita umana ed all’assistenzialismo, tuttavia le performance economiche globali per certi versi sono sconfortanti e sembra sempre muoversi con i piedi di piombo, quasi avesse sempre davanti lo spettro dell’inflazione e del debito estero. Una crescita lenta ma che comunque sembra rispecchiare le reali capacità attuali del continente e che non vuole correre alcun rischio. Dall’altra parte negli Stati Uniti si è giunti al paradosso di creare un debito estero enorme per mantenere alto il potere di acquisto dei cittadini. Questo probabilmente per sopperire al sistema sociale che obbliga a lavorare di più degli europei sia nella singola giornata lavorativa che nella vita complessiva. Questo viene ottenuto mantenendo elevato il cambio euro dollaro, tenendo basso il tasso di acquisto del denaro (in modo da mantenere elevati gli investimenti) e quindi incrementando il debito. Questo fa comodo alla classe governante americana anche dal punto di vista politico perché tende ad indebolire la crescita e lo sviluppo dell’Europa. A questo punto si è però arrivati ad un economia reale lontana da quella sostenibile. I numeri che vengono raggiunti sono elevati, tuttavia gli effetti collaterali sono significativi. La classe politica americana forse ha scelto la via più breve per accontentare l’elettorato, però a lungo andare può portare a degli scenari pericolosi. Il prossimo presidente degli Stati Uniti potrebbe decidere da un lato di tornare ad una politica economica più cauta, oppure di proseguire con la politica attuale. Il primo scenario sembra più probabile perché tipicamente un presidente rimane in carica per 2 mandati e quindi nel primo non può permettersi di fare scelte impopolari, rischierebbe di non essere eletto. La situazione potrebbe quindi non cambiare nel breve futuro. Però a questo punto cosa succederebbe? Da una parte sarà difficile che si ripeta un crack come quello del ’29, mentre l’Europa rischia soltanto di migliorare la sua posizione a livello mondiale. Infatti l’euro rischia di diventare la valuta più significativa nel mercato globale, mentre il debito degli Stati Uniti nel confornto dell’Europa può soltanto crescere. A questo punto l’Europa deve sfruttare diplomaticamnete la dipendenza degli Stati Uniti per ottenere un ruolo piò significativo nei direttori internazionali. Forse la vecchia e assonnata Europa è quella che avrà di più da guadagnarci nel futuro; per ora sogna, speriamo sorniona.

  • su 17 ottobre 2009 a 14:56, di Andrea In risposta a: Europa contro Stati Uniti: Qual è l’economia vincente?

    Credo che il PRESUNTO superiore «benessere» degli Stati Uniti vada ricercato in alcuni elementi:

    1. il PIL non è un misuratore corretto della richezza considerando i parametri sociali vergognosi degli USA (vedi sanità ed assistenza in genere ai meno abbienti) 2. troppa ricchezza risiede nelle mani di pochi con gravi effetti sociali e distorsioni non ancora presenti per fortuna in EU 3. la ricchezza costruita sugli schiavi americani e i traffici pù o meno leciti di schiavi nel periodo di massimo sviluppo non credo sia un punto a loro favore 4. le guerre scatenate per sostenere la loro economia e i loro interessi economici sono almeno discutibili

    Insomma, viva il sitema ecnomico e sociale Europeo!

  • su 15 dicembre 2009 a 12:51, di antonio In risposta a: Europa contro Stati Uniti: Qual è l’economia vincente?

    hai perfettamente ragione inoltre pensa che l’europa è in grado di costruire il cern ,l’airbus ,l’eurofighter, il centro per la fusione nucleare

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