Conflitto tra gli Hezbollah libanesi e Israele

Crisi israelo-palestinese: che fa l’Europa?

Nel momento in cui, ancora una volta, il Libano soffre

, di Traduzione di Davide Zaru, Benjamin Anoufa

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Crisi israelo-palestinese: che fa l'Europa?

Mentre il G8 si riuniva a San Pietroburgo,una nuova crisi internazionale di estrema intensità si originava nel Vicino Oriente, obbligando le grandi potenze a riconsiderare le rispettive priorità.

Una nuova crisi internazionale in cui, in questo momento, l’Europa si distingue in maniera singolare per la sua assenza e per la mancanza di volontà ad intervenire.

Questo, nel momento in cui l’azione diplomatica a livello nazionale si rivela - nel momento del bisogno - estremamente inefficace.

E nel momento in cui il Vicino e Medio Oriente avrebbero tuttavia bisogno di un’Europa mediatrice, una potenza pacifica finalmente capace di levare la propria voce.

Sintesi degli eventi

Sedici anni che il Libano è uscito dalla guerra civile, sei anni che l’esercito israeliano ha lasciato il Sud del Libano, altri sei che la pace tra i due Paesi è una realtà. Il 26 aprile 2005 l’esercito siriano si ritira dal Paese dopo tanti anni d’occupazione e di ingerenza negli affari libanesi.

Ma la situazione continua ad essere esplosiva. Appena ripresosi dalle ferite del passato, il Libano soffre ancora una volta delle conseguenze della situazione regionale e della passività della Comunità internazionale.

In sintesi : mercoledì 11 luglio, in piena crisi tra Hamas a lo Stato israeliano, gli Hezbollah libanesi promuovono un attacco sul territorio israeliano, uccidendo otto soldati e catturandone altri due.

In seguito a questi fatti, Tsahal penetra al Sud del Libano. Il Primo Ministro di Israele, Ehud Olmert, dichiara il Governo libanese responsabile della crisi in corso. Il 13 luglio, l’aeroporto di Beirut e diversi obiettivi strategici sono bombardati dall’esercito israeliano. Da questo momento, la situazione non cessa di placarsi.

Le cause del conflitto

Siamo onesti, le cause del conflitto vanno chiaramente al di là di un confronto tra gli Hezbollah libanesi e l’esercito israeliano. Il conflitto trova origine nella situazione geo-politica della regione. Gli Hezbollah libanesi non sono un attore isolato, guidato da interessi propri ed indipendenti. Non vediamo neppure nell’incursione di Hezbollah in territorio israeliano una passività, o meglio una precisa intenzione da parte del Governo libanese.

Il Libano non ha mai ricevuto un sostegno economico, politico e militare da parte dei Paesi occidentali, come invece avrebbe dovuto. Così, al posto dell’esercito libanese, la milizia sciita controlla la frontiera israelo-libanese da 6 anni, alla presenza impotente della Forza provvisoria delle Nazioni Unite in Libano. Uno stato nello stato: ecco ciò che è divenuto il Libano dopo il ritiro del Tsahal.

L’Iran e la Siria hanno una buona parte di responsabilità della situazione attuale. Armato, sostenuto e finanziato da questi due Paesi, il gruppo islamico radicale ha il controllo della regione. Il Libano si trova in ostaggio delle tensioni che esistono tra questi Paesi ed Israele. E oggi il Paese è ancora una volta vittima degli interessi stranieri. Perché, non lo si può negare, Israele fa pagare ad un Governo che è appena riuscito a curare le ferite del passato il prezzo di una colpa di cui non è responsabile. Israele ha lanciato un’offensiva militare di grande vigore su un Paese politicamente instabile e militarmente innocente.

Ricordiamoci le immagini storiche di Beirut a ferro e fuoco, del dissidio tra le diverse comunità alla fine degli anni ’80. Certamente nessuno ha voglia di rivedere queste immagini.

La Comunità internazionale deve assumersi delle responsabilità

Allora, che fare ? Cosa sta facendo la Comunità internazionale? Cosa fanno l’Europa, l’ONU, la NATO? Perché non c’è dubbio che questa frontiera debba essere resa sicura. Non c’è dubbio che Israele non interromperà le azioni sino a quando questo non sarà fatto. Questa volontà d’Israele è legittima ma non deve determinare una nuova occupazione del Sud del Libano da parte di Tsahal. Questo infatti non farebbe che carburare le tensioni e fornire dei nuovi pretesti per la guerra.

E’ qui che la Comunità internazionale deve intervenire. La definizione delle modalità d’intervento possono essere definite, ma la reazione deve avere un certo peso. L’Iran e la Siria non devono più destabilizzare questa frontiera, Israele non deve più attaccare il Libano senza alcun tipo di sanzione da parte delle istanze internazionali. La Comunità internazionale deve pacificare la regione. L’Europa deve difendere questa pacificazione, con una voce forte e comune.

Perché l’Unione europea? Perché rappresenta oggigiorno il modello per la soluzione pacifica dei conflitti, perché l’Europa offre a questi Paesi la trasformazione della violenza militare in violenza politica e si propone di esportare questi valori. L’Unione europea è oggi pienamente responsabile nel Sud del Libano di non essere una potenza diplomatica forte.

L’azione diplomatica nazionale si rivela inefficace

La questione del nucleare iraniano, a questo proposito, costituisce un valido esempio. Le azioni diplomatiche a livello nazionale, anche se coordinate tra di loro, rimangono insufficienti per incidere sull’equilibrio mondiale. A conferma di ciò, le iniziative diplomatiche - fallite - da parte di Germania, Gran Bretagna e Francia. Questa triade non ha altra scelta che rivolgersi al Consiglio di sicurezza dell’ONU per ritrovare il ruolo leader degli Stati Uniti.

E’ oggi possibile affermare la soluzione della vertenza con l’Iran avrebbe permesso di gestire la crisi libanese con maggiore efficacia, se non di evitarla. Le azioni nazionali devono lasciare spazio a quelle dell’Unione europea, il solo attore che ha la forza per agire sulle questioni mondiali. Ma occorre prima che le si dia il mandato di usare la forza.

E’ normale che, a seconda delle questioni, siano la Presidenza di turno, l’Alto rappresentante per la PESC o i Commissari a rappresentare gli interlocutori dell’Unione europea ? E’ possibile condurre un’azione adeguata quando l’Unione europea e gli Stati membri agiscono in ordine sparso?

Il progetto di Costituzione ci proponeva una figura di Ministro degli esteri europei che ricomprendeva l’insieme di tali prerogative, divenendo pertanto l’unico interlocutore dell’Unione con i Paesi terzi. Nel momento in cui si consuma questa crisi, questo Ministro non c’è.

La situazione in Libano è rivelatrice, ancora una volta, della necessità di un coordinamento della politica estera europea e delle sue capacità inespresse per la soluzione dei conflitti. Abbiamo i mezzi necessari e la chiara volontà di agire.

Non ci resta che ottenere gli strumenti istituzionali utili alla realizzazione di una politica estera adeguata, influente ed ambiziosa.

Traduzione di Davide Zaru

- Immagine :

« Lebanon’s burning », fonte: flickr.

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