La lezione di Feijóo: “Se puede perder, ganando”.

Le elezioni in Spagna lasciano aperto il futuro della Moncloa.

, by Nicola Riccardi

La lezione di Feijóo: “Se puede perder, ganando”.
Photo by Pixabay : https://www.pexels.com/photo/spain-flag-in-pole-54097/ Foto della bandiera spagnola.

Le elezioni spagnole del 23 luglio lasciano aperto l’interrogativo su chi sarà tra Sánchez e Feijóo il prossimo inquilino della Moncloa. L’aritmetica elettorale rende complicata la costruzione di un governo e le prossime settimane saranno decisive per capire se saranno i socialisti o i popolari a governare. Lo spettro di una ripetizione elettorale aleggia nel frattempo.

La Spagna è tornata alle urne. Al termine di una campagna elettorale dai tratti spesso artificiali e retoricamente violenti, le urne del 23 luglio hanno smontato l’ipotesi di un’agile vittoria della destra, mostrando un Paese in perfetto equilibrio tra destra e sinistra che si traduce nel rischio di un empasse aritmetico nella formazione del nuovo governo. Una prima domanda a cui bisogna provare a dare una risposta è la seguente: Come hanno fatto il Partido Popular di Feijóo e Vox di Santiago Abascal a dilapidare il vantaggio sul blocco delle sinistre emerso solo due mesi prima nelle amministrative del 28 maggio? Come la Tartaruga di Lewis Carroll suggerisce ad Alice: “Sono quattro le branche dell’aritmetica: Ambizione, distrazione, abbruttimento e derisione”. Nelle scorse otto settimane, la destra spagnola ha affrontato ciascuna di queste fasi, una alla volta, finendo per ottenere un risultato lontanissimo dalle aspettative preelettorali.

1)Ambizione. I risultati del 28 maggio, con il Partido Popular che sottrae ai socialisti il governo di 6 comunità su 10, suggeriscono che il turning point che avrebbe consegnato il governo nazionale nelle mani della destra è ormai alle porte. Le elezioni amministrative e autonomiche del 28-M alimentano l’ambizione di Alberto Nuñez Feijóo di accomodarsi alla Moncloa nelle successive elezioni nazionali. La decisione del premier Sánchez di affrontare la sconfitta socialista e riportare il Paese alle urne spiazza tutti: gli avversari come gli alleati di governo. Una mossa coraggiosa, indecifrabile, rischiosa, audace. In casa PP, la strategia che si decide di adottare è quella del contenimento. Mantenere un profilo relativamente basso, attaccare quando serve, difendere il vantaggio, giocare in ripartenza in attesa che il 23 luglio arrivi e il fischio finale conceda la tanto agognata vittoria al PP.

2)Distrazione. L’orologio dei 56 giorni tra le amministrative e le politiche corre veloce per il PSOE, lento per il PP. La campagna elettorale inaugurata dal responsabile dei Populares, Borja Semper, comincia con uno spot nel quale a piedi nudi su una spiaggia artificiale ricostruita appositamente nel centro sportivo Puerta de Hierro, il candidato introduce le ragioni per le quali ci si aspetta “Un verano azul” (chiaro riferimento al colore del partito e ad una serie Tv di successo degli anni ‘80). L’artificiosità della campagna e la totale mancanza di autenticità costano al PP le prime critiche nell’opinione pubblica. Dall’altro lato, Pedro Sánchez e Yolanda Díaz ribadiscono il loro operato, le loro conquiste, il salario minimo, gli investimenti nella sanità, la “Ley trans”, la “Reforma laboral”, le 118 leggi approvate nella XIV legislatura. La campagna di Sánchez gioca sul binomio “avanzare vs retrocedere”, la campagna della destra spinge su un unico punto “echar a Sánchez de la Moncloa”. Risultato? Tutti i fari finiscono sul Premier che è uno che con i riflettori addosso sa stare benissimo. Feijóo sparisce dalla campagna, non si presenta al dibattito televisivo tra i candidati a tre giorni dal voto. Quella del PP, è la strategia del basso profilo, talmente basso da risultare per larghi tratti impercettibile. 3) Abbruttimento. Uno dei punti più complicati da gestire per Feijóo è il rapporto sempre altalenante con l’estrema destra di Vox. Dopo aver vinto in Estremadura, la candidata del PP, María Guardiola annuncia, suscitando non pochi malumori nella sede centrale del partito, che non governerà mai in coalizione con chi “non riconosce la violenza di genere, disumanizza i migranti e rigetta l’affissione della bandiere Lgbt nei municipi”. Dopo quindi giorni, torna indietro sui suoi passi e raggiunge un accordo con Vox. A questa ambiguità, i Populares non rispondono mai con chiarezza di fronte al proprio elettorato. La convivenza con Vox, del resto, è un tema delicato. Il partito di Abascal è un partito di destra radicale, che nega la responsabilità antropica del riscaldamento globale, nega la violenza di genere, accusa i migranti di portare degrado e criminalità nelle città spagnole e adotta una retorica inconciliabile con i parametri di mutuo riconoscimento in uno spazio democratico. Il PP, nel corso di questi mesi, smanioso di riconquistare la Moncloa, compra quest’ultima parte del discorso di Vox. Feijóo più di una volta mette in discussione la legittimità dell’azione politica di Sánchez, lo ritrae come un despota pronto a tutto pur di mantenere il potere, parla di “asalto institucional”, di “caudillismo”, lo accusa di essere il “presidente más autoritario de la democracia”. Toni lontani dalla moderazione che ci si aspetta dal leader di un partito che aspira a proporsi come uno dei perni della famiglia europea dei Popolari.

4) Derisione. La straordinaria efficienza del sistema di scrutinio ha permesso all’intero Paese di scoprire i risultati delle urne prima ancora della mezzanotte. Il PP ha ottenuto 136 seggi mentre Vox si è fermato a 33 (-19 rispetto al novembre 2019). Con un totale di 169 seggi, la destra non raggiunge la maggioranza assoluta di 176 e si trova nella scomodissima posizione di dover contare sull’astensione improbabile del PSOE per poter sperare di governare. La sinistra invece resiste e avanza. I socialisti ottengono 122 seggi, due in più rispetto alle elezioni del novembre 2019. Sumar, la nuova piattaforma di Yolanda Díaz ottiene 31 seggi e 3 milioni di voti. I partiti regionalisti mantengono i risultati delle elezioni precedenti ad eccezione di Esquerra Republicana che perde ben 6 seggi. Il quadro aritmetico che emerge da questa tornata è di difficile definizione.

https://www.taurillon.org/IMG/png/picture_1-2.png Figura 1 Distribuzione dei Seggi dopo il voto del 23 luglio. Fonte El Pais.

Il 17 agosto le nuove Cortes daranno vita alla XV legislatura. Se il primo incarico di formare un governo sarà dato, come da tradizione, al leader che ottiene il miglior risultato, è possibile che in caso di fallimento, il Re possa decidere di darlo al secondo classificato, Pedro Sánchez. Quest’ultimo potrebbe, come già fatto nella scorsa legislatura, trovare una trama di alleanze che gli garantisca nuovamente la leadership del Paese. L’ipotesi più probabile resta al momento, quella di una ripetizione elettorale nella speranza che sposti l’equilibrio verso una più chiara maggioranza di destra o sinistra e garantisca stabilità al prossimo governo. Nelle prossime settimane, PSOE e PP saranno impegnati a dialogare con le altre forze politiche per raggiungere una maggioranza di governo. Nel frattempo, il risultato deludente dell’estrema destra di Vox porterà, con molta probabilità, Abascal a mettere in discussione il risultato elettorale e ad alimentare la rabbia e l’insoddisfazione dei tre milioni di spagnoli che lo hanno sostenuto. Atteggiamento le cui ricadute, come abbiamo visto in altri Paesi, può dare vita a spiacevolissimi episodi. Il crollo dell’estrema destra è da un lato, il più chiaro dei risultati fuoriusciti dalle urne spagnole, dall’altro una bella notizia per il progetto federalista europeo. Dopo la riconferma di Orbán in Ungheria, la vittoria di Meloni in Italia e quella di Jimmie Åkesson in Svezia, dopo il 20% ottenuto dai Finns in Finlandia, l’entrata in parlamento di tre gruppi di estrema destra in Grecia e i sondaggi tedeschi che danno AfD al 20%, la frenata di Vox è certamente una buona notizia. Che si tratti di un’improvvisa frenata o del raggiungimento di un tetto elettorale non possiamo dirlo con certezza. La sconfitta di Vox è più che altro una sconfitta sul piano della rappresentanza. A fronte della perdita del 20% del voto rispetto al novembre 2019, la perdita di seggi è del 37%. Uno spagnolo su otto continua a votare per l’estrema destra. In conclusione, Il PP ha vinto le elezioni e il PSOE ha resistito all’onda conservatrice che i sondaggi prospettavano. L’equilibrio tra il blocco delle destre e quello delle sinistre resta la costante degli ultimi anni. Se nel 2019 il blocco delle destre sommava il 42,7% del voto compleesivo, quello delle sinistre raggiungeva il 42,9%. Oggi le destre sono al 45,4%, le sinistre al 44%. Questo equilibrio gode di una certa dinamicità se si guarda alla geografia elettorale. Le destre crescono in Galizia (+4%), in Andalusia (+3%), a Madrid (+3%) mentre la sinistra cresce a Melilla e soprattutto in Catalogna dove passa dal 35% del 2019 al 49% del 2023. Dal balcone della Calle de Genova, Feijóo è stato più volte costretto ad interrompere il proprio discorso per via del coro che si levava alto nelle strade di Madrid: “Ayuso, Ayuso, Ayuso”. La beffa oltre il danno, il nome della sua più temuta concorrente interna, la sua gigantografia rilevata dalla sede del partito, la vittoria che non basta, le aspettative deluse, la notte del paradosso e di Alberto Nuñez Feijóo, che come Aznar nel 1996, vive un amarga victoria e ci insegna che a volte “se puede perder, ganando”.

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